Yoga sciamanico e alchimia di sé
Non ho mai davvero iniziato questo percorso pensando di “diventare un’alchimista”.
Anzi, se devo essere sincera, non credevo nemmeno che una cosa del genere potesse avere a che fare con la vita reale.
L’alchimia, per me, era una parola antica, quasi poetica, un po’ lontana dalla concretezza delle giornate, dei pensieri, delle difficoltà quotidiane.
Poi è successo qualcosa di strano. Non ho “capito” l’alchimia. L’ho vissuta.
E solo dopo… ho capito che era questo che stava accadendo. Lo yoga sciamanico, così come l’ho incontrato e praticato, non funziona come le cose a cui siamo abituati. Non parti da un’idea per poi applicarla. Non studi prima e poi fai esperienza. Succede il contrario. Prima fai. Poi cambi. Poi capisci.
È come se il corpo e la pratica sapessero qualcosa che la mente ancora non sa. E lentamente, senza rumore, inizi a trasformarti.
Dentro ognuno di noi esistono storie invisibili. Non sono pensieri chiari. Non sono decisioni. Sono qualcosa di più sottile. Modi di reagire. Emozioni che si ripetono. Schemi che sembrano più forti della volontà. A volte siamo sempre “quello che deve dimostrare qualcosa”. A volte siamo “quello che si sente sempre in difetto”. A volte siamo “quello che cerca senza mai trovare”. Non lo scegliamo davvero. Lo viviamo. E questo è il punto.
Attraverso il movimento, il respiro, l’immaginazione e il rito, qualcosa inizia a cambiare.
Non perché qualcuno ti spiega cosa fare. Ma perché lo senti. È come se iniziassi a vedere, per la prima volta, il personaggio che hai interpretato per anni. E invece di combatterlo… lo riconosci.
E nel riconoscerlo, qualcosa si allenta. Non succede nella testa. Succede altrove. Nel corpo.
Nelle emozioni. Nello spazio interno dove le parole arrivano dopo.
È lì che l’alchimia accade. E accade in modo semplice, quasi silenzioso:
- una paura perde forza
- un’emozione si scioglie
- una reazione automatica si interrompe
E tu ti accorgi che puoi respirare diversamente.
Solo dopo un po’ di tempo, guardandoti indietro, ti rendi conto di qualcosa di sorprendente. Non sei più la stessa persona. E non perché hai “imparato qualcosa”. Ma perché qualcosa in te si è spostato.
Ed è lì che ho avuto una delle comprensioni più strane e più semplici allo stesso tempo,
non ho studiato l’alchimia per diventarlo, ho praticato… e mi sono accorta di esserlo già diventata.
È come un movimento al contrario. Di solito, studi, capisci, applichi. Qui invece, fai, cambi, comprendi. E forse è proprio per questo che funziona, perché non resta nella mente ma scende nella vita.
Nel tempo inizi a riconoscere qualcosa di molto profondo, i modelli interiori non sono fissi, sono energie vive. E quando le attraversi con consapevolezza, invece di subirle… si trasformano. Quello che era paura diventa presenza, quello che era tensione diventa forza, quello che era confusione diventa spazio. Non perché “ci credi”, ma perché lo hai attraversato.
Se dovessi dire cosa rende tutto questo reale, direi una cosa semplice, la pratica viene prima della comprensione e non il contrario. La teoria può accompagnare, certo, ma non sostituisce l’esperienza.
E per questo che ti propongo questa esperienza, non per spiegare ma per far vivere. Per mostrare cosa succede quando una persona entra, anche solo per un momento, in questo tipo di esperienza.
Perché ci sono trasformazioni che non si possono raccontare bene, si possono solo attraversare. E quando accadono, sono immediate. A volte sottili, a volte evidenti ma sempre reali.
E ciò che più mi colpisce è questo, non diventiamo qualcuno di diverso, diventiamo più noi stessi.
Forse l’alchimia non è diventare qualcosa di nuovo, forse è ricordare qualcosa che era già lì sotto i pensieri, sotto le paure, sotto le storie che ci raccontiamo. E lo yoga sciamanico, almeno per come lo vivo io, è questo, un modo per attraversare il velo…e tornare a sentire.
D.S.


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