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martedì 28 luglio 2026

Quando la paura si traveste da sicurezza.

 


Questa mattina, ascoltando un video, ho sentito una frase che mi è rimasta dentro come un’eco:

“Quello che non lasci andare inizia a trattenerti.”

È una frase semplice, ma contiene una verità enorme. Perché spesso pensiamo che siano gli eventi, le persone o le circostanze a impedirci di vivere davvero, mentre molte volte siamo noi a restare aggrappati a ciò che conosciamo, anche quando non ci appartiene più.

Ci tratteniamo per paura. Paura di perdere sicurezze, abitudini, identità.

E allora iniziano le giustificazioni, che tutti conosciamo bene:

Non posso lasciare questo lavoro, non ne troverò un altro.

Non posso cambiare vita, ormai ho una certa età.

Non posso partire, c’è il cane, il gatto, la casa, gli impegni.

Non posso seguire ciò che sento, è troppo tardi.

Le scuse hanno mille forme, e spesso sono perfettamente ragionevoli. Non si tratta di giudicarle, ma di riconoscere quando diventano una gabbia invisibile.

Perché la verità è che ciò che non lasciamo andare, con il tempo, inizia a trattenere la nostra energia, la nostra creatività, la nostra libertà.

Ci impedisce di spiccare il volo.

Lo so bene, perché negli anni ho lasciato andare molte certezze. Un salto dopo l’altro. E poi si è messo di mezzo anche il destino — o chiamatelo come volete — che ha tolto gli ultimi appigli a cui ancora mi aggrappavo. Per molto tempo mi sono chiesta il perché.

Oggi penso che forse ero pronta per un passo in più verso quella libertà che cerchiamo tutti, anche se spesso non sappiamo darle un nome.

E c’è un’altra riflessione che sento importante. Noi non siamo soltanto ciò che facciamo ogni giorno, siamo soprattutto ciò che immaginiamo, ciò che sentiamo possibile, ciò verso cui orientiamo la nostra attenzione.

Eppure, troppo spesso, invece di seguire ciò che immaginiamo nel profondo, seguiamo i programmi mentali che abbiamo ereditato; paure, convinzioni, condizionamenti, frasi ascoltate mille volte.

“Devi essere prudente.” “Non rischiare.”“Accontentati.”“La vita è questa.”

Ma allora, se dimentichiamo chi siamo davvero e continuiamo a vivere soltanto secondo programmi automatici, che cosa stiamo facendo?

Ce lo scordiamo. Ci allontaniamo da noi stessi. E nel frattempo perdiamo la cosa più preziosa, il presente.

Passiamo il tempo a rimuginare sul passato o a costruire nella mente futuri pieni di paure, soprattutto in un’epoca in cui ogni giorno veniamo bombardati da immagini catastrofiche, allarmi, scenari inquietanti.

Se continuiamo a immaginare soltanto ciò che temiamo, dove andiamo?

Che realtà stiamo nutrendo?

Per questo credo così tanto nell’importanza di ritrovare uno spazio interiore di ascolto e presenza.

È anche il motivo per cui ho creato le meditazioni sulla natura -  per aiutarci a fermare il rumore mentale, ritornare al momento presente e riconnetterci con quella parte di noi che sa già la direzione.

La natura non corre, non si confronta, non vive nella paura del domani.

Semplicemente è. E forse anche noi, nel profondo, siamo chiamati a ricordare questo.

Non significa vivere senza responsabilità o ignorare la realtà, ma non lasciare che siano la paura e i condizionamenti a decidere per noi.

Perché arriva un momento nella vita in cui comprendiamo che lasciare andare non significa perdere. Significa fare spazio, per ciò che siamo diventati, per ciò che vuole nascere. Spazio per la vita. E solo quando facciamo spazio, possiamo finalmente scoprire quanto siamo leggeri.  

Su questi temi negli anni ho già scritto altri due articoli, che vi lascerò qui sotto, perché sento che sono fili dello stesso discorso, riflessioni che mi accompagnano da molto tempo.

E oggi, grazie a quella frase ascoltata quasi per caso, ho sentito il desiderio di condividerle ancora una volta.

Perché forse la domanda più importante non è:

“Che cosa rischio se lascio andare?”

Ma:“Che cosa sto perdendo continuando a trattenere ciò che non mi appartiene più?”

 

D.S.  💖

ALTRI ARTICOLI SCRITTI IN PASSATO SUL TEMA:

Lasciare andare chi? Lasciare andare cosa?  (2012)

Gli attaccamenti ti vincolano? Slegati.   (2021)

 

 




 

venerdì 26 giugno 2026

Come nasce una meditazione guidata (e perché non sto cercando di ipnotizzarti).

 


C'è una domanda che prima o poi arriva sempre. “Ma come ti è venuta l'idea di fare meditazioni guidate?"

La risposta semplice è che non mi è venuta. Mi è rimasta addosso.

Quella lunga, invece, è questa e forse e' anche un po piu’ interesante.

Le meditazioni guidate le ho imparate tanti anni fa dai miei maestri, poi con il tempo, piano piano, sono diventate una cosa naturale.

Un po' come quando impari a fare una carbonara come si deve. All'inizio segui la ricetta, poi smetti di pensarci e ti viene spontanea. Ecco... io invece della carbonara preparo meditazioni. (Che tra l'altro fanno anche meno ingrassare.) e invece di pasta uovo e parmigiano… qui si lavora con attenzione, presenza e parole.

Nel tempo ho notato una cosa curiosa, viviamo tutti con la sensazione di avere sempre qualcosa da fare. Anche quando finalmente ci sediamo sul divano, troviamo il modo di riempire pure quel momento. Scrolliamo, rispondiamo a un messaggio, controlliamo una mail "al volo"... che poi il volo dura mezz'ora,  sempre se sei fortunato.

Fermarsi è diventata quasi un'attività da mettere in agenda ed è qui che entrano in gioco le meditazioni. Non perché abbiano poteri magici, se li avessi, li userei magari per altre cose, ma servono semplicemente a creare uno spazio dove la mente smette di correre per qualche minuto.

E visto che ogni tanto qualcuno, non so se scherzando o meno,  mi guarda con quell'aria sospettosa tipo: "Aspetta... ma quindi mi stai programmando il cervello?", rispondo subito. No. Non ho il telecomando. E, soprattutto, non mi interessa averlo.

L'idea non è convincerti di qualcosa, ma aiutarti a fare il contrario, essere ancora più presente a te stesso. Per me una meditazione non serve ad addormentare la coscienza anzi, serve a svegliarla.

Le parole che uso hanno proprio questo intento, quello di offrirti spunti, immagini, prospettive che magari ti fanno vedere qualcosa da un'altra angolazione. Non per dirti cosa pensare, ma perché tu possa pensare con più libertà. Insomma, se esci da una meditazione un po' più consapevole di quando sei entrato, allora abbiamo fatto centro.

Un'altra cosa che mi chiedono è: "Ma come fai a essere così costante?"

E qui devo deludere tutti, infatti se osservi bene, non sono affatto costante.

O meglio... non nel senso che oggi va tanto di moda. Non mi sveglio la mattina pensando: "Oggi devo pubblicare qualcosa, qualsiasi cosa."

Le meditazioni arrivano quando arriva un'intuizione. A volte è una frase o una domanda. A volte una cosa che succede a me e penso: "Magari questa può essere utile anche a qualcun altro." Ed è da lì che parto. Non perché devo alimentare un algoritmo o perché voglio aumentare i follower, ma perché sento che quella riflessione merita di essere condivisa. Forse è anche per questo che non pubblico a orari svizzeri e solo quando sento qualcosa, la creo. Quando non la sento, preferisco aspettare. Mi piace pensare che anche questo faccia parte della meditazione, non forzare. E poi, diciamolo...A me piace davvero creare queste meditazioni.  Mi diverte prendere un'intuizione, vestirla di parole e trasformarla in uno spazio dove, per qualche minuto, possiamo smettere tutti di rincorrere la giornata. Che poi, a pensarci bene, è già una piccola rivoluzione.

In realtà mi piace pensare a questo lavoro in un modo molto più umano, non come un input esterno che ti cambia, ma come un invito interno che ti aiuta a ricordare qualcosa che già c’è.

Un po’ come quando qualcuno ti dice: “respira un attimo”… e improvvisamente ti accorgi che non lo stavi facendo con abbastanza presenza.

Quello che succede spesso è interessante: all’inizio le persone dedicano pochi minuti a questi spazi e li vivono quasi come una pausa “extra”, non essenziale.

Poi, col tempo, succede qualcosa di naturale e si accorgono che quel piccolo spazio cambia il modo in cui stanno dentro la giornata.

E così, senza forzature, iniziano a ritagliarsi sempre più momenti per sé. Non perché “devono”, ma perché capiscono che funziona. E soprattutto perché smettono di sottovalutare quanto sia importante, e  a un certo punto comprendi che  fermarsi non diventa più un lusso… diventa un bisogno intelligente.

Per me questo lavoro è proprio questo,  un servizio semplice, umano, che mi piace fare. Non perché “so qualcosa in più degli altri”, ma perché mi viene naturale trasformare intuizioni, idee e momenti di riflessione in un percorso guidato.

A volte arriva un’ispirazione… un tema, una domanda, una sensazione… e da lì nasce un nuevo articolo e una nuova meditazione. Un piccolo viaggio che parte da dentro e, se va bene, arriva anche a qualcun altro.

È un po’ come dire: “ok, oggi invece di pensare troppo… costruiamo uno spazio dove smettere di farlo per un po’.” E già questo, secondo me, è un buon inizio.

E quindi, se ti va, puoi ascoltare queste meditazioni proprio come un piccolo spazio che ti concedi. Link qui sotto!!!

E ricorda che non serve fare nulla di speciale… a volte basta semplicemente fermarsi per accorgersi che lo stai già facendo.

 Magari sarà quella giusta per te. Magari no.

E va bene anche così.

Io continuerò a crearle nello stesso modo in cui sono nate tutte le altre, quando qualcosa dentro di me mi dice semplicemente che e’ il momento.

In ogni caso, se ti fa piacere, ci troviamo lì.

A presto.

Daniela S. 💖

Puoi ascoltare le meditazioni:

sul mio canale you tube  "Da mas vida a tu vida

 o su telegram  Shamanic dream

 

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