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venerdì 26 giugno 2026

Come nasce una meditazione guidata (e perché non sto cercando di ipnotizzarti).

 


C'è una domanda che prima o poi arriva sempre. “Ma come ti è venuta l'idea di fare meditazioni guidate?"

La risposta semplice è che non mi è venuta. Mi è rimasta addosso.

Quella lunga, invece, è questa e forse e' anche un po piu’ interesante.

Le meditazioni guidate le ho imparate tanti anni fa dai miei maestri, poi con il tempo, piano piano, sono diventate una cosa naturale.

Un po' come quando impari a fare una carbonara come si deve. All'inizio segui la ricetta, poi smetti di pensarci e ti viene spontanea. Ecco... io invece della carbonara preparo meditazioni. (Che tra l'altro fanno anche meno ingrassare.) e invece di pasta uovo e parmigiano… qui si lavora con attenzione, presenza e parole.

Nel tempo ho notato una cosa curiosa, viviamo tutti con la sensazione di avere sempre qualcosa da fare. Anche quando finalmente ci sediamo sul divano, troviamo il modo di riempire pure quel momento. Scrolliamo, rispondiamo a un messaggio, controlliamo una mail "al volo"... che poi il volo dura mezz'ora,  sempre se sei fortunato.

Fermarsi è diventata quasi un'attività da mettere in agenda ed è qui che entrano in gioco le meditazioni. Non perché abbiano poteri magici, se li avessi, li userei magari per altre cose, ma servono semplicemente a creare uno spazio dove la mente smette di correre per qualche minuto.

E visto che ogni tanto qualcuno, non so se scherzando o meno,  mi guarda con quell'aria sospettosa tipo: "Aspetta... ma quindi mi stai programmando il cervello?", rispondo subito. No. Non ho il telecomando. E, soprattutto, non mi interessa averlo.

L'idea non è convincerti di qualcosa, ma aiutarti a fare il contrario, essere ancora più presente a te stesso. Per me una meditazione non serve ad addormentare la coscienza anzi, serve a svegliarla.

Le parole che uso hanno proprio questo intento, quello di offrirti spunti, immagini, prospettive che magari ti fanno vedere qualcosa da un'altra angolazione. Non per dirti cosa pensare, ma perché tu possa pensare con più libertà. Insomma, se esci da una meditazione un po' più consapevole di quando sei entrato, allora abbiamo fatto centro.

Un'altra cosa che mi chiedono è: "Ma come fai a essere così costante?"

E qui devo deludere tutti, infatti se osservi bene, non sono affatto costante.

O meglio... non nel senso che oggi va tanto di moda. Non mi sveglio la mattina pensando: "Oggi devo pubblicare qualcosa, qualsiasi cosa."

Le meditazioni arrivano quando arriva un'intuizione. A volte è una frase o una domanda. A volte una cosa che succede a me e penso: "Magari questa può essere utile anche a qualcun altro." Ed è da lì che parto. Non perché devo alimentare un algoritmo o perché voglio aumentare i follower, ma perché sento che quella riflessione merita di essere condivisa. Forse è anche per questo che non pubblico a orari svizzeri e solo quando sento qualcosa, la creo. Quando non la sento, preferisco aspettare. Mi piace pensare che anche questo faccia parte della meditazione, non forzare. E poi, diciamolo...A me piace davvero creare queste meditazioni.  Mi diverte prendere un'intuizione, vestirla di parole e trasformarla in uno spazio dove, per qualche minuto, possiamo smettere tutti di rincorrere la giornata. Che poi, a pensarci bene, è già una piccola rivoluzione.

In realtà mi piace pensare a questo lavoro in un modo molto più umano, non come un input esterno che ti cambia, ma come un invito interno che ti aiuta a ricordare qualcosa che già c’è.

Un po’ come quando qualcuno ti dice: “respira un attimo”… e improvvisamente ti accorgi che non lo stavi facendo con abbastanza presenza.

Quello che succede spesso è interessante: all’inizio le persone dedicano pochi minuti a questi spazi e li vivono quasi come una pausa “extra”, non essenziale.

Poi, col tempo, succede qualcosa di naturale e si accorgono che quel piccolo spazio cambia il modo in cui stanno dentro la giornata.

E così, senza forzature, iniziano a ritagliarsi sempre più momenti per sé. Non perché “devono”, ma perché capiscono che funziona. E soprattutto perché smettono di sottovalutare quanto sia importante, e  a un certo punto comprendi che  fermarsi non diventa più un lusso… diventa un bisogno intelligente.

Per me questo lavoro è proprio questo,  un servizio semplice, umano, che mi piace fare. Non perché “so qualcosa in più degli altri”, ma perché mi viene naturale trasformare intuizioni, idee e momenti di riflessione in un percorso guidato.

A volte arriva un’ispirazione… un tema, una domanda, una sensazione… e da lì nasce un nuevo articolo e una nuova meditazione. Un piccolo viaggio che parte da dentro e, se va bene, arriva anche a qualcun altro.

È un po’ come dire: “ok, oggi invece di pensare troppo… costruiamo uno spazio dove smettere di farlo per un po’.” E già questo, secondo me, è un buon inizio.

E quindi, se ti va, puoi ascoltare queste meditazioni proprio come un piccolo spazio che ti concedi. Link qui sotto!!!

E ricorda che non serve fare nulla di speciale… a volte basta semplicemente fermarsi per accorgersi che lo stai già facendo.

 Magari sarà quella giusta per te. Magari no.

E va bene anche così.

Io continuerò a crearle nello stesso modo in cui sono nate tutte le altre, quando qualcosa dentro di me mi dice semplicemente che e’ il momento.

In ogni caso, se ti fa piacere, ci troviamo lì.

A presto.

Daniela S. 💖

Puoi ascoltare le meditazioni:

sul mio canale you tube  "Da mas vida a tu vida

 o su telegram  Shamanic dream

 

martedì 23 giugno 2026

Il mondo sta cambiando oltre ciò che crediamo.


Non so voi, ma ultimamente sto vivendo qualcosa che non mi era mai successo con questa intensità. Chiamatela telepatia, sincronicità, connessione, oppure semplice sensibilità. Non pretendo di avere una spiegazione definitiva. So soltanto che sempre più spesso mi capita di pensare a una persona che non sento da mesi e ricevere poco dopo una sua chiamata o un messaggio. Oppure di avere un pensiero preciso e sentire qualcuno pronunciarlo quasi parola per parola pochi istanti dopo. Aver bisogno di qualcosa e vedermela materializzata quasi subito.

Potrei liquidare tutto come una coincidenza, e certamente alcune volte lo è. Ma quando questi episodi iniziano a moltiplicarsi, una domanda nasce spontanea: e se stessimo diventando più connessi di quanto immaginiamo?

Viviamo in un'epoca in cui molti sostengono che il mondo stia peggiorando. Apriamo i notiziari e vediamo conflitti, divisioni, paura, rabbia. Sui social sembra che tutto sia diventato più aggressivo. Eppure, accanto a questa realtà, ne esiste un'altra che spesso passa inosservata. Sempre più persone stanno lavorando su se stesse. Sempre più persone cercano di comprendere i propri pensieri invece di esserne schiave, tantissime parlano di consapevolezza, di presenza, di empatia, di crescita interiore.

Il cambiamento non sta avvenendo dove siamo abituati a guardare, stiamo osservando solo il rumore e ci stiamo perdendo il segnale.

Una delle cose che ho imparato è che il focus crea esperienza. 

Questo non significa negare i problemi del mondo ma vuol dire comprendere che ciò a cui prestiamo attenzione cresce nella nostra percezione. Se passo le giornate a cercare prove che l'umanità sia egoista, ne troverò infinite. Se passo le giornate a osservare gesti di generosità, collaborazione e amore, ne troverò altrettante.

Quindi dove stiamo dirigendo il nostro sguardo?

Credo che molte delle esperienze che definiamo "sincronicità" abbiano a che fare con un'apertura del cuore. Quando smettiamo di vivere esclusivamente nella mente e iniziamo a sentirci parte di qualcosa di più grande, succede qualcosa di curioso, le persone sembrano arrivare al momento giusto, le conversazioni sembrano avere un significato più profondo e gli incontri diventano meno casuali.

Forse non stiamo creando queste connessioni, magari iniziamo semplicemente a notarle.

Molte tradizioni spirituali hanno sempre sostenuto che, a un livello profondo, siamo tutti collegati. La scienza non ha ancora spiegato completamente fenomeni come la telepatia o molte esperienze sincroniche, e va bene così, non tutto deve essere trasformato immediatamente in una teoria. Possiamo semplicemente osservare.

Osservare che quando siamo chiusi, impauriti e concentrati esclusivamente su noi stessi, il mondo appare frammentato. Quando invece il cuore si apre, qualcosa cambia.

Non vediamo più soltanto individui separati che competono tra loro, e iniziamo a percepire una rete invisibile di relazioni, influenze reciproche e connessioni.

Ed è qui che nasce una riflessione importante, il vero cambiamento dell'umanità non sarà una rivoluzione politica o tecnológica, sarà invece un cambiamento di coscienza.

Un cambiamento che inizia quando osserviamo i nostri pensieri. Quando notiamo l'invidia e scegliamo l'ispirazione. Quando notiamo la rabbia e scegliamo la comprensione. Quando notiamo la paura e scegliamo la fiducia.

Ogni volta che trasformiamo un pensiero, stiamo modificando il nostro mondo interiore. E il mondo esteriore è sempre stato, almeno in parte, il riflesso di quello interiore.

Per questo non credo che non stia cambiando niente, anzi credo che stia cambiando molto, anche se non abbastanza velocemente per chi guarda soltanto le strutture esterne, ma abbastanza profondamente per chi osserva ciò che accade nei cuori delle persone.

Il mondo sta cambiando sicuramente, noi siamo abbastanza presenti da accorgercene?

E se queste sincronicità, queste connessioni improvvise, questi momenti di apparente telepatia fossero semplicemente dei piccoli segnali? Non prove o certezze ma inviti.

Inviti a ricordare che siamo molto meno separati di quanto abbiamo creduto finora. E’ proprio questo il punto, per anni abbiamo cercato soluzioni all'esterno, abbiamo inseguito sistemi migliori, tecnologie migliori, leader migliori, condizioni migliori, eppure qualcosa continuava a mancare. Perché il cambiamento più importante non riguarda ciò che costruiamo fuori, ma ciò che risvegliamo dentro.

Se oggi sempre più persone sperimentano connessioni profonde, sincronicità sorprendenti, intuizioni condivise e una crescente sensibilità verso gli altri, non siamo di fronte a una semplice coincidenza collettiva, stiamo ricordando qualcosa che avevamo dimenticato.

Che non siamo isole separate. Che ciò che accade dentro di noi influenza il mondo intorno a noi, che la coscienza non è un fatto privato, ma una responsabilità condivisa.

Da oltre quindici anni questo blog porta un nome che oggi sento più attuale che mai: Riprendiamoci il cuore.

Non come uno slogan romántico o come una fuga dalla realtà, ma come un atto rivoluzionario.

Perché un essere umano che torna al proprio cuore diventa più presente, più lucido, meno manipolabile dalla paura e dall'odio. E milioni di persone che compiono questo stesso percorso possono cambiare il volto del mondo molto più di quanto immaginiamo.

Chissa’ la nuova era non arriverà tutta insieme. Magari è già qui.

Nasce ogni volta che scegliamo la consapevolezza invece dell'automatismo, la fiducia invece della paura, la connessione invece della separazione.

Per concludere quindi  il primo passo, oggi come allora, è semplicemente questo:

riprendiamoci il cuore.

D.S. 💗

 

 La meditazione che segue non ha lo scopo di convincerti di nulla e non devi credere a nessuna teoria particolare. Ti invita semplicemente a fare un'esperienza. A osservare cosa accade quando smetti di alimentare le energie della paura e inizi a nutrire quelle del cuore. Perché il cambiamento che stiamo aspettando nel mondo inizia proprio da qui, dalla qualità dei pensieri che scegliamo di coltivare ogni giorno e dalla capacità di ricordare che siamo molto meno separati di quanto crediamo.

 


 

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