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giovedì 4 aprile 2013

“… Mentre il tempo passa … ” Riflessioni...

Immaginare di riflettere sul momento nel tempo, è un po’ come disquisire del sesso degli angeli, o, come studiavano i saggi all’epoca dello Stupor mundi, il grande Re Federico II di Svevia1, pontificare su quanto tempo gli angeli sarebbero stati in grado di danzare sulla cruna di un ago. Dunque, un esercizio privo di alcuna validità reale. Ne è prova il fatto che basti riflettere su un momento, che il momento è già passato; basti osservare un lasso di tempo, che il tempo è già trascorso. Esiste così, la certa impossibilità di osservare una unità di misura temporale, senza che questa sia già da considerarsi: passato.
Eppure, se è certo che il tempo/momento non possa essere previsto prima del suo verificarsi, e se è altrettanto certo che non possa essere rivissuto dopo che passato, non pochi hanno cercato di analizzare il tempo nel momento del suo essere, soprattutto se caratterizzato, non da una, ma da diverse unità temporali. Per dirla con il titolo di quel celebre brano che in Casablanca (1942) Rick Blaine2 non voleva che il vecchio pianista Sam3 suonasse e cantasse, e che invece Ilsa Lund4 voleva riascoltare per ammorbidirgli l’animo ed ottenere le lettere di transito che Rick possedeva, e che avrebbero salvato la vita all’amato Victor Laszlo5, uno dei capi della resistenza antinazista, “Mentre il tempo passa”. Ovvero, << … le cose importanti restano, mentre il tempo passa …; … non importa quel che accadrà in futuro, mentre il tempo passa; … . >> .
Cosa accade dunque “Mentre il tempo passa”. Si potrebbero scrivere enciclopedie in diversi volumi per narrare quel che tutti hanno scritto su quel che avviene o su quel che potrebbe avvenire “Mentre il tempo passa”; così come, ancora, è quasi infinito l’elenco di color che si sono cimentati sull’argomento, da tempi immemori ad oggi.
Qui non si vuole ripercorrere idee e/o pensieri e/o studi su ciò che avviene “Mentre il tempo passa”. Anche perché la semplice riproposizione di quel che è stato scritto non potrebbe mai essere riassunto in un breve articolo. Tuttavia, se è vero che anche nelle  Sacre Scritture si legge << Un minuto di pensiero vale più di un'ora di     parole. >>, qualche passo verso il nostro “Riprendiamoci il cuore” può ben provenire pure da brevi riflessioni. Anche le riflessioni, infatti, fanno parte del nostro modo di impiegare il tempo, tant’è che se si vuol trovare un modo per dimenticare il tempo trascorso - senza perderlo -, questo modo (secondo Charles Baudelaire) c’è, ed è quello di impiegarlo. Ma impiegarlo come? Diceva San Francesco d’Assisi6, che di questi tempi va per la maggiore grazie alla riscoperta che ne ha compiuto Papa Francesco I7 << Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile. >>.
E dunque << vi sorprenderete >> anche a fare quel che nel tempo non avete fatto mai.
Così, cosa è quell’impossibile che nel tempo non avete fatto mai; o più precisamente, quell’impossibile al quale nel tempo non avevate mai pensato? E a seguire, che cosa in definitiva è allora quel quid impossibile che dà valore al tempo, e che pure contribuisce a renderlo unico e comunque non perso. 
Più volte, abbiamo ripetuto quanto anche la quarta moglie del militare e Capo della Cina Nazionalista di Taiwan8, la politica e pittrice Soong Mei-ling9 ebbe a rilevare in perfetta sintonia con la vecchia saggezza cinese, e cioè che << Siamo noi a scrivere il nostro destino. Diventiamo ciò che facciamo. >>. E, così come invitava Marie Curie10, dobbiamo farlo con la serena coscienza che  << Nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire.>>. Dato che   << Se potessimo dilatare a dismisura il nostro tempo, se potessimo avere una giornata di quarantotto ore invece di ventiquattro, la nostra inquietudine si placherebbe? L’ansia che ci prende al pensiero dello scorrere del tempo non dipende dal numero delle ore che abbiamo a disposizione.” >> (così il Cardinale Carlo Maria Martini11); e dato che, come recita un vecchio proverbio arabo, << Se tieni per troppo tempo la maschera, finisci per farla diventare la tua faccia. >>.
Ed allora, se è vero che << Un giorno senza un sorriso è un giorno perso. >> (Charlie Chaplin12); e se ancora è vero che << Un sorriso non dura che un istante, ma nel ricordo può essere eterno.>> (Friedrich von Schiller13); a prescindere dal valore positivo del sorriso, e dalle energie parimenti positive che esso sprigiona; se dunque si assume che un metro di misura del tempo può commisurarsi su di un semplice sorriso, questo può bastare?
No!, ove appena si consideri che il sorriso altro non è che l’effetto della nostra percezione interiore, positiva o negativa, in una data unità temporale, e cioè, alla fine della fiera, in un certo momento. Il passo a questo punto diviene breve, nel senso che le percezioni che noi abbiamo non derivano tanto e/o soltanto dall’organismo umano - per esempio dal nostro cervello -, o dal nostro corpo inteso come contenitore dal quale provengono pensieri, sensazioni, emozioni, reazioni, riflessioni; ma provengono primariamente  da una rete energetica, dove, nel tempo, “intelligenza  e trasformazione sono sistematicamente impegnati in uno scambio dinamico con il mondo circostante”14. Rete energetica in costante divenire perché sempre in rapida e continua trasformazione come gli atomi del nostro corpo (circa il 98% in un anno).
Ed allora, mutando la nostra ottica, e muovendo dal presupposto che, nel tempo, il nostro corpo non è un mero contenitore di organi, ma un profondo e vasto campo di energia e intelligenza sempre pronto a rigenerarsi ed in costante trasformazione e rinnovamento, non può non ottenersi che la predetta rete energetica, diviene, “Mentre il tempo passa”, come in un fiume, un flusso inarrestabile di forza che, anche attraverso le nuove percezioni e l’intelligenza, inverte l’invecchiamento, e dunque il decorso del tempo. Tant’è che, mentre già in epoca ellenistica Eraclito15 scriveva << E’ impossibile che un uomo si bagni due volte nel medesimo fiume, perché il fiume >>, e cioè l’acqua del fiume (ndr) << non è lo stesso, e l’uomo non è lo stesso uomo. >>; in tempi più recenti Milan Kundera16 così riproponeva lo stesso concetto << Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. E' per questo che l'uomo non può essere felice, >> come lui vorrebbe  (ndr) << perché la felicità è desiderio di ripetizione. >>. E nella predetta linea retta si finirà con sperimentare il corpo, “Mentre il tempo passa”, come una entità/massa di consapevolezza sempre flessibile e sempre dinamica; corpo unico pure con l’energia del cosmo, in perenne inesauribile movimento privo di soluzione di continuità.
Da quanto precede derivano poi le intuizioni della medicina ayurvedica, dove “Prana” è il respiro della vita nel suo continuo mutare; dove Tejas è il fuoco interiore della trasformazione; e dove Ojas corrisponde alla modalità plasmabile fluida e non rigida del corpo fisico. Corpo fisico nel quale, “Mentre il tempo passa”, si finisce con invertire il processo di invecchiamento attraverso quella energia e quella intelligenza che trasformano anche l’esperienza cellulare del nostro essere corporeo.
Se dunque Eraclito spiegava l’essenza del cambiamento, e se Kundera spiegava come in un ottica di cambiamento la felicità non può essere ripetizione, in conclusione la felicità non può raggiungersi che immergendosi, pienamente e coscientemente, in quel flusso di energia rivitalizzante e di nuova vita al quale affidare tutto quello che noi siamo, ed anche la nostra continua cosciente trasformazione. E cosi creandosi, “Mentre il tempo passa”, una rete energetica sempre diversa, ma sempre attuale. 
D.S.
NOTE :
1) Federico II di Hohenstaufen (1194-1250), Re di Sicilia Duca di Svevia, Re di Germania, Imperatore del Sacro Romano Impero, e Re di Gerusalemme.2) Rick Blaine, nel film impersonato dall’attore statunitense Humphrey Bogart (Humphrey DeForest Bogart) detto anche Bogie, (18991957).3) Il vecchio pianista Sam, nel film impersonato dall’attore e cantante statunitense di teatro e cinema Arthur “Dooley” Wilson, (188619571953).4) Ilsa Lund, nel film impersonata dall’attrice svedese Ingrid Bergman (1915 – 1982). Nella sua carriera ha vinto tre premi Oscar, due Emmy Awards, e il Tony Award per la migliore attrice. Secondo l'American Film Institute è la quarta più grande star femminile del cinema americano di tutti i tempi. 5) Victor Laszlo, nel film impersonato dall’attore austro-ungarico naturalizzato statunitense Paul Henreid, nome d’arte di Paul Georg Julius Freiherr von Hernreid Ritter von Wassel-Waldingau, (19081992).6) Francesco Giovanni di Pietro Bernardone dei Moriconi (1181/11821226). Conosciuto come “il Poverello di Assisi”, benché sua madre (la nobile di origine francese Pica Bourlemont) lo fece battezzare con il nome di Giovanni (dal nome dell'apostolo Giovanni) nella chiesa costruita in onore del patrono della città, il padre decise di cambiargli il nome in Francesco, insolito per quel tempo, in onore della Francia che aveva fatto la sua fortuna. Ancorché strumentalmente ignorato dall’agiografia francescana, prima della sua conversione (1206), sostenne le lotte ghibelline di Assisi condividendo, sia la sconfitta nella battaglia di Collestrada (1202) contro la guelfa Perugia, sia la crociata (1203-1204) indetta dal Conte di Brienne Gualtieri III Principe di Taranto Duca di Apulia e Conte di Lecce (1166 circa -1205). Premesso che infatti alcuni documenti riferiscono che verso il 1200 fu arruolato fra le truppe di Gualtieri III anche Francesco di Bernardone da Assisi, il quale, ferito, avrebbe abbandonato l'esercito a Spoleto per ritirarsi nel paese natale e dare corpo alla sua conversione, va rilevato come in base ad altre fonti si sarebbe inoltre scoperto che San Francesco, colpito dalla notizia dell’agguato e della disfatta di Gualtieri, e della morte di quest’ultimo per aver rifiutato la resa a Diopoldo von Schweinspeunt Conte di Acerra e Signore di Sarno, si sarebbe appunto recato a Sarno per rendere omaggio alla sua tomba, e tale delusione avrebbe inciso pesantemente nella sua successiva conversione. Religioso e poeta, con S. Caterina da Siena è Patrono d’Italia dal 1939.7) Al secolo, il Cardinale argentino di origini italiane Jorge Mario Bergoglio (1936-), Primate di Argentina e Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998, nel 2005 divenne Capo della Conferenza Episcopale Argentina e Ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina. Eletto 266° Sommo Pontefice nel 2013.8) Chiang Kai-shek (1887 - 1975), militare e politico cinese. Leggendaria guida del Kuomintang dal 1925, comandò la "Spedizione settentrionale" per unificare la Cina contro i signori della guerra, e nel 1928 emerse vittorioso come leader della Repubblica di Cina. Condusse la Cina nella guerra di resistenza contro i giapponesi, e durante la guerra civile cinese, (1926-1949), Chiang guidò la fazione nazionalista in lotta con quella comunista. Principale antagonista di Mao Tse-tung, sconfitto, si ritirò con le sue truppe superstiti a Taiwan (Formosa), dando vita alla Repubblica di Cina, o "Cina nazionalista", di cui fu Presidente per il resto della sua vita.9) Soong Mei-ling, anche nota come Madame Chiang Kai-shek, (1901 – 2003).10) Maria Skłodowska, poi sposata Curie, (18671934). Chimica e fisica polacca naturalizzata russa, ed in seguito francese, è l’unica donna al mondo ad aver vinto due premi Nobel (e per giunta in aree diverse (1903 e 1911)). Dopo la morte del marito, il fisico francese Pierre Curie (1859 - 1906) con il quale vinse il premio Nobel nel 1903, divenne la prima donna al mondo ad insegnare all’Università di Parigi della Sorbona (cattedra di fisica generale).11) Carlo Maria Martini S. J. (19272012). Cardinale,  Arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, biblista, ed esegeta, fu uomo di dialogo tra le religioni,e prima di tutto con l’ebraismo. Tanto da essere chiamato “il Cardinale del dialogo”.12) Charlie Chaplin, e cioè Sir Charles Spencer Chaplin, (18891977), attore, regista, sceneggiatore, comico, compositore e produttore inglese. 13) Friedrich von Schiller, e cioè Johann Christoph Friedrich von Schiller,  (17591805), poeta, filosofo, drammaturgo, e storico tedesco.14) Così anche nel 2001 il Dott. Deepack Chopra. Per maggiori approfondimenti, vedasi pure in:www.bwline.com15) Eraclito (535 a.C.475 a.C.), filosofo greco antico, fu uno dei maggiori pensatori presocratici.16) Milan Kundera (1929 –), scrittore, saggista, poeta e drammaturgo ceco naturalizzato francese.

giovedì 21 marzo 2013

Viaggio nel presente: la Felicità e l’arrivo della Primavera: svegliamoci !


Riprendiamoci il nostro cuore, la nostra mente, il nostro modo di essere, la nostra essenza. E, riinnamoriamoci di noi stessi, di quello che veramente siamo.
Più volte in questo blog abbiamo parlato di arte, di storia, di scienza. Certo, un percorso impegnativo e forse inusuale per un blog. Ma questa è la strada che per ora ho scelto e che voglio perseguire.

Nel momento in cui la crisi di tutto ci costringe a ripiegarci sull’essenziale, che finisce con il costituire una formidabile nostra arma di difesa, l’unica fortezza dentro la quale possiamo ripararci è l’essere noi stessi, la nostra fantasia, la nostra creatività, la nostra capacità di immaginare il bello ed ove possibile di realizzarlo. Attraverso le idee, attraverso la nostra capacità propositiva e positiva, attraverso il bello nell’arte, attraverso quella tensione che ci porta e riflettere su quel che siamo e su come migliorarci e far progredire tutto ciò che sta attorno a noi. E’ una operazione che all’inizio può forse apparire virtuale, ma su questa strada avremo modo di vedere e constatare che in realtà nulla è virtuale. Tutto è infatti assolutamente e profondamente reale.  
Mi viene in mente quel racconto di un vecchio Signore siciliano, un gattopardo scomparso da circa trentacinque anni, uno dei massimi esperti italiani di elettronica e di elettrotecnica peraltro mai trasfusa in dotti insegnamenti accademici, sposato e senza figli, il quale era appassionato di calcio. E quando guardava le partite alla televisione, le seguiva non con il commento del telecronista, ma con il muto. E sovrapponendo alle immagini televisive una radio accesa, con il commento della medesima partita da parte del radiocronista. Sulla base del principio che il racconto dell’immagine da parte del telecronista era meno completa di quella del radiocronista, essendo le eventuali carenze del commento del primo mediate dall’immagine visiva, e dovendo invece il commento del secondo essere assolutamente completo e fedele in ogni sua parte per far vedere agli occhi del cuore e della mente quel che poteva essere reso vivo soltanto attraverso la parola. E dovendo dunque il radiocronista rendere reale il virtuale. Con la ovvia conseguenza che, visti così i fatti, il virtuale non esiste più, dato che tutto, o è reale, o prima o poi diviene reale.
                                     
La stessa operazione di cui sopra va riproposta e sottoposta all’attenzione ed alla cura di ciascuno di noi, oggi (mi esprimo così, non volendo usare quello squallido neologismo, oggi sempre più in voga, “attenzionare“), soprattutto considerando che dal 21 Marzo entriamo nella nuova fase della Primavera, e dunque in una fase di rinascita.

Ma andiamoci per gradi. Con una scelta di tempo che non pare casuale, l’O.N.U. (Nazioni Unite) e l’Unesco, con l’accordo dei 193 Stati membri, e per il giorno 20 Marzo, corrispondente al giorno immediatamente precedente all’ingresso della Primavera, ha indetto la “Giornata internazionale della Felicità. Anche se taluni rilevano che, considerato l’attuale generalizzato periodo di crisi, indire una giornata mondiale della Felicità non può non lasciare più che perplessi, in linea generale l’iniziativa potrebbe anche essere condivisibile. E ciò nonostante sia pur vero, che a furia di crolli annunciati e disastri confermati; fallimenti finanziari e scandali di ogni tipo; instabilità politiche e conflitti permanenti; la ormai dimenticata crisi del ’92 – ’93, conseguente alla prima guerra del Golfo; e tenuto conto dell’attuale semicrac di Cipro, e della prossima annunciata insolvenza della Slovenia, è il momento più difficile dal Secondo Dopoguerra. Tant’è che, dopo aver facilmente constatato che un ciclo di crescita molto lungo si è interrotto, e dopo aver ovviamente purtroppo previsto che la generazione dei nostri figli sarà la prima ad essere più povera della precedente; al tirar delle somme più che il fondo del barile, stiamo raschiando quello della storia.
Rilevato che la Felicità precede immediatamente la Primavera, si sarebbe portati a pensare che i due momenti sono collegati. Eppure scopriamo di no; tant’è che la predetta Organizzazione sovranazionale lega il momento della Felicità, non a un momento di rinascita o di nuova nascita quale è la Primavera, né tantomeno al nostro risveglio interiore, o ad un nostro momento intimistico. La Felicità viene invece collegata ad un malinteso sviluppo su base esclusivamente economica, dato che così si legge nel comunicato delle Nazioni Unite che oggi promuove, attraverso,  la Giornata Internazionale della Felicità la nuova priorità globale. Ma, è vero che più una Nazione è produttiva, più è felice? E vero quanto sostiene il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, e cioè che “Felicità è aiutare gli altri,” dato che “quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune, noi stessi ci arricchiamo.”; dato che “E' la solidarieta' che promuove la felicità"; e dato che è "La compassione promuove la felicità e contribuirà a costruire il futuro che vogliamo"; ben considerato che dietro la compassione può ben nascondersi l’interesse degli Stati ricchi a finanziare, contro lauti interessi, gli Stati che, magari anche per loro colpa (vedi la Grecia), sono alla frutta?

E’ corretto misurare la felicità, come ha fatto il Bhutan sin dagli anni 70’, con il parametro della Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness - GNH) che si differenzia del resto del mondo, che da sempre rincorre la certezza economica del PIL (Prodotto Interno Lordo)?
Può essere una soluzione, nell’attuale quadro di generalizzata crisi economica , tener conto del BIL (Benessere Interno Lordo), ovvero del livello di felicità dei cittadini, invece del PIL?
Certo!, è vero che come si dice, La felicità è un obiettivo fondamentale dell’umanità”; ma certo è pure che partire dal momento economico, dove ci sarà sempre chi cerca di fare il furbo, non può funzionare ed infatti non funziona! Tant’è vero che si osserva che nel Bhutan, Stato asiatico arrampicato sui monti e di ridotta estensione (47.000 km2, e cioè poco più dell’Olanda), il valore del benessere spirituale, secondo gli insegnamenti del pensiero buddista, è anteposto a quello materiale, pur nella frequente mancanza di acqua potabile e/o dei diritti civili.


Non è dunque assiomatico o sempre vero quel che sostiene l’O.N.U., e cioè che "le persone riconoscono che il progresso non dovrebbe portare solo crescita economica a tutti i costi, ma anche benessere e felicità''.
E così viene in rilievo il 21 Marzo, l’arrivo della Primavera, la rinascita che consegue al letargo. Nel quadro delle vicende successive alle dimissioni di Papa Benedetto XVI, e dunque in previsione dell’elezione del nuovo Pontefice, di recente si è fra l’altro letto su un quotidiano (a firma: www.antoniosocci.com) << Del resto a Fatima, la Madonna – che ha fatto quella richiesta al Papa – ha anche domandato ai tre bambini di pregare e sacrificarsi per la fine della Prima guerra mondiale, evidenziando così che ogni semplice cristiano (a cominciare dai più piccoli) grazie alla preghiera e all'offerta di sé ha un <<potere>> sulle cose del mondo superiore a quello dei governi. >>.
Attribuendo dunque alla preghiera ed all’offerta di sé un valore di attrazione delle coscienze verso il fine supremo della pace.  Qui non si vuole certamente entrare nel merito delle dinamiche religiose conseguenti agli accadimenti di Fatima. E meno che mai entrare nelle relative dinamiche teologiche che coinvolgono credenti e non credenti. Tuttavia, il sopracitato nostro metodo appare assolutamente corretto condivisibile, foriero di grandi positività, e perché no, di quella felicità che consegue alla riscoperta della nostra essenza.
Riscoprire noi stessi, il potere creativo della nostra mente, il potere che la nostra positività esercita su noi stessi e sugli altri, vicini o lontani, comunque si configura come quel << potere >> che ognuno di noi possiede e che deve essere perseguito e sviluppato a prescindere dai nostri personali ed individuali interessi. Nel più generale schema della condivisione di un generale insieme che contenga insiemi diversi.
Se dunque la preghiera e l’offerta di sé hanno di per sé un assoluto valore di attrazione delle coscienze degli altri, perché la nostra personale creatività, il potere della nostra mente, la nostra personale crescita, non possono pure costituire momento di attrazione verso le coscienze che ci circondano, e che con noi costituiscono quell’insieme che è la collettività?.
Da qui la necessità del risveglio di ognuno di noi, del risveglio delle nostre coscienze, del risveglio della nostra mente. Della necessita di risvegliare, anche con l’odierno ingresso della Primavera, e dunque di rivalutare, tutto quel patrimonio che sta dentro ognuno di noi e che costituisce il nostro bagaglio personale (e genetico). Acquisendo alla fine anche la capacità di difenderci da falsi imbonitori. Con la nostra creatività; con il nostro personale ed intimo contributo; senza dormire. Perché sarà pure un luogo comune, ma certo è che, < CHI DORME NON PIGLIA PESCI ! >
D.S.
 

sabato 9 marzo 2013

Viaggio nella memoria: attualità della Divina Commedia di Dante Alighieri, alla luce dell’interpretazione di Roberto Benigni.

Viene riproposta in questi giorni in televisione, in prima serata, sulla rete 2 della Rai, la rilettura e l’interpretazione di alcuni canti della Divina Commedia di Dante Alighieri(1) da parte di Roberto Benigni(2).Riproposizione che, evidentemente, deriva dal pregio e dal conseguente perdurante interesse di questa storia della toscanità e del lavoro compiuto dall' artista di Castiglion Fiorentino. Non a caso, infatti, Benigni nel 2007 fu candidato al Premio Nobel per la letteratura in omaggio  "all'impegno profuso in favore della diffusione" della maggior opera del Maestro fiorentino.
Deve essere innanzitutto chiaro che questo scrittoquestoquesto breve scritto non intende assolutamente entrare nel merito della caratura scientifico-letteraria dell’interpretazione; ne tantomeno vuole esprimere una valutazione sull’operato di Benigni.
Tuttavia, l’indubbio fascino dell’operazione letteraria; l’averla riproposta più o meno negli stessi luoghi nel quale era stata scritta; e le appassionate spiegazioni che Benigni fa del contesto del pensiero dantesco; generano senza dubbio rilevante interesse e grande attrazione.
Non solo, ma basti inoltre appena osservare quanto in Firenze si prestino allo scopo piazza Santa Croce e la quinta  offerta dal Pantheon fiorentino, che costituiscono un teatro naturale di rara bellezza, per rendere il tutto ancor più suggestivo.

Per entrare nello specifico, va innanzitutto osservato che Benigni, sulla falsariga di Dante, articola la sua interpretazione all’insegna della “fiorentinità nel mondo”, e cioè immaginandosi come Dante, che leggeva il mondo - allora conosciuto (siamo tra la fine del 200’ ed i primi due decenni del 300’) - come se Firenze fosse effettivamente, se non il centro, uno dei centri principali per l’osservazione di quanto creato da Dio.
 
Premesso dunque che è tautologico che l’epoca di Dante e quella attuale sono assai diverse, tuttavia, per dare maggiore interesse allo scritto dantesco, più che contestualizzarne lo sforzo visitandolo come fosse un’opera esposta al celebre fiorentino Museo degli Uffizi, più utile appare andare alla ricerca di analogie tra l’epoca dantesc a e quella attuale. 
 Lo scritto di Dante, infatti, si pone in un momento molto alto dello scontro politico fiorentino, dove le guerre tra Guelfi e Ghibellini erano la norma, dove l’età Comunale aveva iniziato il suo percorso di dissolvimento verso la Signoria dei Medici, e dove comunque la Città di Firenze aveva resistito orgogliosamente tanto ai Ghibellini appoggiati dall’Impero quanto ai Guelfi sostenuti dal Papa (si ricordi che, a prescindere dalla strumentale opposizione del Papa di allora, lo spagnolo Alessandro VI(3), i guelfi Re di Casa Valois, in quanto francesi, rivendicavano l’eredità degli Angiò, divenuti Re di Sicilia per investitura del Papa, e comunque una sorta di diritto di protezione sul Papa e sullo Stato pontificio(4). E si ricordi ancora, per salvare la dignità fiorentina, quello che nel 1494 oppose Pier Capponi(5) al francese Re di Francia Carlo VIII di Valois(6), che Firenze voleva militarmente sottomettere, “Se voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane! (7).
 
Facendo ricorso ai corsi e ricorsi storici di vichiana memoria(8), accadde allora, più o meno, quel che accade ancor oggi, dove, “historia se repetit”: alla centrale fiorentinità succede la centrale italianità; dove ai Guelfi contro i Ghibellini succedono gli anti berlusconisti contro i berlusconisti e i post berlusconisti; e dove a quel Giorgio La Pira(9), che nel secolo XX, tra gli anni 50’ e la metà degli anni 60’, immaginò Firenze come la fantastica “Città della Gioia”, quasi fosse l’anticipazione della figura che si ritrova in quel romanzo nel missionario Paul Lambert(10), dopo qualche decennio, si dissolve nella annunciata “rottamazione”(11) di Matteo Renzi(12), o verso la nuova signoria dei Grillini (13), temuta, a ragione o a torto, non meno del potere del bacchettatore frate domenicano Gerolamo Savonarola(14). 
Anche in tal caso, senza ancora e per nulla voler entrare in alcun dibattito politico, rimane, alla fine della fiera, la grande confusione politica, morale, e perché no anche intimistica che si leggeva nell’epoca dantesca come in quella attuale.
All’epoca di Dante, nessuno sapeva quale direzione avrebbe preso la fiorentinità; in epoca attuale nessuno può sapere e/o conoscere dove ci porteranno le difficoltà del momento. Un dato tuttavia pare certo: come tanta saggezza servì a Firenze tra il XIII ed il XV secolo, tanta saggezza ed accurate riflessioni su quello che ognuno di noi è in questa nostra epoca di transizione servirebbe ancora oggi.
Ed è questo forse il messaggio più importante della rilettura di Benigni: guardare oggi dentro noi stessi per capirci, così come  Dante Alighieri con la sua Divina Commedia aveva fatto nel 200’. 
Vuol sottolinearsi, in buona sostanza, come gli sforzi di ognuno di noi, quale che sia il campo d’azione prescelto, politica compresa, non può prescindere da una profonda ricerca di consapevolezza personale.  Ove ognuno ha il dovere di seminare e di raccogliere la propria semina, posto che, altrimenti, o può venir costretto a raccogliere frutti non sempre positivamente seminati da altri, o consente che nel proprio campo altri seminino e poi raccolgono ed apprendono invasivamente. Da ciò l’esigenza di risvegliare sempre più la nostra mente in un continuo divenire, al fine di far crescere e far migliorare il potere personale di ciascuno di noi, focalizzato ad essere protagonisti e non succubi, locomotive di noi stessi e non vagoni di altri. Dove non si presta attenzione alle negatività per non attrarle al proprio io, e con il fine di dare ciascuno un proprio singolare contributo di crescita personale e generale nel già spiegato gioco degli insiemi. E dove il campo vibrazionale ed energetico di ognuno di noi, diviene una forma-pensiero dove non si rimane in attesa, ma guida personale e stella cometa non soggetta al trasformismo di chi viene guidato esclusivamente dall’opportunità e/o dalla vuota immagine.   
 
Certo! E’ difficile intravedere oggi un uomo saggio che, al pari di Virgilio, possa accompagnarci nel cammino per uscire dallo stato di confusione attuale; ma certo è pure che una attenta riflessione su quello che siamo stati, su quello che potremmo essere, e su quello che saremo, non può guastare e ci aiuterà a crescere.    
E sotto questo profilo, con lo sguardo al domani, riprendendoci il nostro cuore, la nostra mente, e la nostra capacità di intuizione e di costruzione, GRAZIE BENIGNI!(15) 
D.S.  
NOTE :
(1) Durante di Alighiero degli Alighieri, 1265-1321.(2) Interessante rilevare, oltre ad altre diverse analogie, pure quella tra l’opera di Benigni e lo schema dantesco, se si tiene conto che Dante incontra Virgilio “nel mezzo del cammin di sua vita”, e Benigni studia e commenta l’opera Dantesca aduna età sovrapponibile, essendo nato nel 1952.(3) Alessandro VI, ovvero, Roderic Llancol de Borja (Rodrigo Borgia), 1431-1503, Papa dal 1492 al 1503. (4) Deriva dall’essere divenuti Re di Sicilia per investitura del Papa, Carlo I d’Angiò (fratello del capetingio Re di Francia Luigi IX d’Angiò detto “Il Santo”) per mano del francese Urbano IV nel 1263, la collocazione guelfa della Francia. Collocazione guelfa e filo francese che infatti nella politica francese si ritroverà costantemente nei secoli, sin quasi alla presa di Roma (1870).(5) Pier Capponi, 1447-1496, già Ambasciatore di Lorenzo il Magnifico, e poi, dopo la morte di quest’ultimo, capo della Repubblica di Firenze  dal 1494 al 1496.(6) Carlo VIII di Valois, 1470-1498, Re di Francia dal 1483 al 1498.(7) Non è dubbio che l’opposizione di Pier Capponi alle mire francesi derivasse dal rifiuto di corrispondere quelle grosse somme di denaro pretese dall’invasore francese, ma è altrettanto indubbio che, in un’ottica di seguito dello scontro fra Guelfi e Ghibellini, se attaccata, Firenze, nonostante in età repubblicana,  avrebbe ricevuto un qualche consistente aiuto dall’autorità imperiale.(8) Vedansi le teorie di Giambattista Vico, 1668-1744.(9) Giorgio La Pira, 1904 – 1977, Sindaco di Firenze dal 1951 al 1958 e dal 1961 al 1965, talvolta indicato come “Il Sindaco Santo”. Dal 1986 ne è in corso la causa di beatificazione.(10) Dominique Lapierre, La Città della gioia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985. (11) “Rottamazione” in un’ottica di rinnovamento, spesso temuta e vissuta come uno schema di “dispotismo illuminato” con il fine della “rottamazione”. Nel linguaggio corrente, il termine “rottamazione” è divenuto indicativo del pensionamento forzato della vecchia classe dirigente di un partito o di un movimento o di un settore della Società.(12) Matteo Renzi, esponente di primo piano della nuova dirigenza emergente all’interno del Partito Democratico (PD) in Italia. Renzi, nato nel 1959, è stato Presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009, ed è, dal 2009, l’attuale Sindaco di Firenze.l . (13) Così indicati tutti coloro vicini al Movimento 5 Stelle (M5S), alle elezioni nazionali del Febbraio 2013. (14)Gerolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, frate domenicano, 1452-1498, filo francese, vicino a Carlo VIII di Valois (vedasi supra). Nel suo tempo fu un costante bacchettatore della decadenza dei costumi, nel 1497 organizzatore del falò delle vanità che vide la scomparsa di innumerevoli capolavori d’arte, ritenuto eretico e per questo nello stesso 1497 scomunicato da Papa Alessandro VI (vedasi supra). Morì condannato al rogo. Nel 1997 l’Arcidiocesi di Firenze ne ha avviato la causa di beatificazione.  15) Il quale, peraltro, in alcune sue diverse iniziative, non sempre è apparso condivisibile.
 
 
 
 


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